I Bambini e la DAD: l’istruzione non si poteva fermare

Era il 4 marzo 2020 quando le scuole di ogni ordine e grado venivano chiuse in tutta Italia, gettando le famiglie nello sconcerto. Da lì a pochi giorni ci sarebbe stato il Lock-down generale a causa della pandemia da Covid-19! 

L’istruzione non si poteva fermare!

Gli istituti scolastici si sono adattati alla situazione sperimentando la Didattica a Distanza con tante difficoltà e a volte con famiglie sprovviste di computer o di una valida connessione internet.

Gli psicologi da sempre fanno campagne informative per descrivere i rischi per bambini e adolescenti di un’esposizione inopportuna e non controllata alla rete e agli strumenti tecnologici. La necessità ha invece ribaltato questo pensiero, e questi mezzi di comunicazione sono diventati indispensabili per connettersi al mondo dato dal bisogno del momento.

Purtroppo quello a cui stiamo assistendo invece dopo mesi di DAD, è un calo di motivazione da parte degli alunni, ritrovarsi a casa a studiare, avere come referenti didattici i genitori, esposti ad un ruolo non loro, perdere la routine scolastica e l’incontro con i compagni, ha fortemente danneggiato quello che è lo spirito e il metodo con cui ci si approcciano allo studio.

Dobbiamo fare una distinzione tra i bambini della scuola primaria e quelli della secondaria di primo grado.

Gli adolescenti, già avvezzi ad una vita social, si sono organizzati velocemente mettendo in campo strategie evolutive e responsabilizzanti. I bambini, in particolare quelli appena usciti dalla scuola dell’infanzia sono i più penalizzati, hanno ancora bisogno di scoprire realmente che cos’è la scuola, devono ancora costruire un loro metodo di studio, hanno assaporato solo per pochi giorni cosa significa la scuola dei grandi (come la chiamano loro) prima di essere catapultati in DAD.

Quelli più grandicelli nonostante la loro età hanno ancora bisogno di un adulto presente, qualcuno che li faccia sentire gratificati e che gli dica “Bravo”.

E poi vogliamo parlare della totale mancanza di rapporti con i compagni e con la maestra che ha trasformato la timidezza in insicurezza?

La scuola è anche il luogo materiale di rapporti umani, tra coetanei e tra adulti e ragazzi, è il luogo in cui avviene l’incontro con i pari, si sperimentano differenze, la consapevolezza di se stesso, si insegnano il rispetto per l’altro e la capacità di adattamento. La scuola è la prima autorità che il bambino riconosce dopo la famiglia e che quindi ha un compito importante per la sua crescita, non solo legata agli apprendimenti, ma anche relazionale e getterà le basi con cui i futuri adulti si approcceranno al mondo del lavoro.

Quindi serve una scuola che sappia motivarli e renderli curiosi al mondo che li circonda, altrimenti quali cittadini immetterà nella società di domani?

Articolo a cura della dott.ssa Agnese Trezza (assistente sociale e mediatore familiare)

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